L’aria è carica di umidità, densa, quasi immobile. Il primo sole primaverile prova a filtrare, ma resta intrappolato tra cemento e ombre. In questo angolo nascosto di Poggioreale, a Napoli, la luce sembra arrendersi prima ancora di toccare terra. Qui domina il grigio, un colore che non lascia spazio a sfumature, che copre tutto: rifiuti, strutture improvvisate, vite sospese. Anche il tentativo di bellezza appare fragile, come quel vaso di piccole rose rosse che spicca accanto a un pilone di cemento armato, simbolo di un contrasto che racconta più di mille parole.
Sotto il viadotto, tra degrado e sopravvivenza
Il campo nomadi di via del Macello vive sotto una copertura pesante, fatta di longarine e asfalto, una sorta di tetto artificiale che protegge, ma allo stesso tempo schiaccia. È la statale che collega Napoli ai paesi vesuviani a fare da ombrello, trasformando lo spazio sottostante in un limbo dove il tempo sembra fermo. L’accesso è difficile, il terreno sconnesso mette a dura prov…
